Quali farmaci raccogliere per Gaza, dove spedirli, a chi poter fare una donazione.

Quali farmaci raccogliere per Gaza, dove spedirli, a chi poter fare una donazione.

Qual è l’alternativa all’invio delle armi in Iraq?
«L’alternativa è non inviare armi in Iraq. Punto. Trovo sconcertante che l’unica risposta che i governi del mondo sanno dare ai conflitti è la stessa, da anni e anni. È sconcertante perché quelli che si candidano e dicono di voler portare la pace sono i responsabili del macello, perché è proprio la presenza di armi che permette ai diversi gruppi di fare la guerra. In Iraq non ci sono poche armi. Ce ne sono troppe. Ed è la strategia “armiamo il meno peggio”, o l’avversario del nemico di turno, quella che ha creato i talebani».

Ma allora che si fa?
«Più che mandare in Kurdistan vecchie armi, quasi moschetti, dovremmo valutare una forza di interposizione Onu. E poi in questi giorni sto pensando molto a quello che Giovanni Falcone diceva della mafia: bisogna seguire i soldi. Vale anche per la guerra. Come si finanziano questi taglia gole? Forse scopriremmo contatti con i governi amici».
Che cos’è il land grabbing, dove è più diffuso e perché non è una cosa buona: l’infografica di Popoli.

Che cos’è il land grabbing, dove è più diffuso e perché non è una cosa buona: l’infografica di Popoli.

Petizione: http://chn.ge/Vxmt96
Le conoscenze scientifiche e soprattutto popolari che abbiamo accumulato nel tempo dimostrano come nessuna grande industria di trasformazione di risorse naturali possa avere un impatto socio-ambientale sostenibile. Anche a prescindere dalle tecnologie utilizzate. Lo sfruttamento intensivo dei territori in cui si trovano le materie prime è il peccato originale. Poi, l’insaziabile fame dei profitti si dà da fare per rendere il più disastrose possibile le conseguenze sociali e ambientali. Un prezioso seminario internazionale, tenuto in primavera in Brasile, ha mostrato come l’industria mineraria determini di fatto una sospensione della democrazia e una minaccia concreta all’esistenza stessa delle persone. Attraverso violenti processi di militarizzazione, le comunità vengono private della terra, ovvero dell’accesso all’acqua e al cibo. Non a caso Piquià de Baixo, nello Stato del Maranhão, e il quartiere Tamburi di Taranto sono drammaticamente gemellati dalla polvere rossa del minerale di ferro che arriva dalle miniere brasiliane
Siamo in deficit ecologico: le risorse rinnovabili sono finite!Il 19 agosto è l’overshoot day: abbiamo prelevato più di quanto avevamo a disposizione fino a dicembre nel conto corrente del pianeta. Da domani sopravviveremo rubando aria, acqua, terra fertile alle generazioni future. Dal 20 agosto andiamo avanti indebitandoci, sottraendo beni e servizi al futuro perché gli ecosistemi non sono più in grado di rigenerarli. Piante, aria pulita, suolo fertile: ci stiamo mangiando anno dopo anno la dotazione che abbiamo ricevuto da una storia evolutiva durata oltre 3 miliardi di anni. Mentre negli ultimi anni si parla sempre più spesso di politiche ambientali, i numeri mostrano un quadro molto diverso. Nel 1961 l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire gli inquinanti. All’inizio degli anni Settanta l’impronta ecologica dell’umanità ha superato la capacità di produzione rinnovabile del pianeta. E da allora il deficit è andato crescendo. Oggi, l’85% della popolazione mondiale vive in paesi che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a dare. E l’Italia è fra questi: consumiamo più di 4 volte le risorse disponibili sul nostro territorio.Peggio di noi il Giappone, (7 volte di più), e gli Emirati arabi (12 volte di più). Calcolando non il livello di efficienza delle singole economie, ma il rapporto tra consumi e risorse disponibili all’interno di un singolo paese, il deficit degli Stati Uniti viaggerebbe attorno al valore 2. Ma se lo stile di vita americano venisse esportato a livello globale, cioè se oltre 7 miliardi di persone consumassero come lo statunitense medio, sarebbe una catastrofe.Già oggi, secondo i calcoli del Global Footprint Network, ci sarebbe bisogno di 1.5 Terre per produrre le risorse rinnovabili necessarie per sostenere l’impronta ecologica dell’umanità. E, in base a una proiezione prudente, si arriverà a 3 pianeti prima della metà di questo secolo. “C’è bisogno non solo di un cambiamento tecnologico, ma anche di una svolta negli stili di vita”, osserva Roberto Brambilla, di Rete civica italiana. “Le aziende non possono più dirsi virtuose se si limitano a ridurre i propri consumi: devono mettere chi compra i loro prodotti in condizione di inquinare meno”.

Siamo in deficit ecologico: le risorse rinnovabili sono finite!
Il 19 agosto è l’overshoot day: abbiamo prelevato più di quanto avevamo a disposizione fino a dicembre nel conto corrente del pianeta. Da domani sopravviveremo rubando aria, acqua, terra fertile alle generazioni future. Dal 20 agosto andiamo avanti indebitandoci, sottraendo beni e servizi al futuro perché gli ecosistemi non sono più in grado di rigenerarli. Piante, aria pulita, suolo fertile: ci stiamo mangiando anno dopo anno la dotazione che abbiamo ricevuto da una storia evolutiva durata oltre 3 miliardi di anni.

Mentre negli ultimi anni si parla sempre più spesso di politiche ambientali, i numeri mostrano un quadro molto diverso. Nel 1961 l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire gli inquinanti. All’inizio degli anni Settanta l’impronta ecologica dell’umanità ha superato la capacità di produzione rinnovabile del pianeta. E da allora il deficit è andato crescendo. Oggi, l’85% della popolazione mondiale vive in paesi che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a dare. E l’Italia è fra questi: consumiamo più di 4 volte le risorse disponibili sul nostro territorio.
Peggio di noi il Giappone, (7 volte di più), e gli Emirati arabi (12 volte di più). Calcolando non il livello di efficienza delle singole economie, ma il rapporto tra consumi e risorse disponibili all’interno di un singolo paese, il deficit degli Stati Uniti viaggerebbe attorno al valore 2. Ma se lo stile di vita americano venisse esportato a livello globale, cioè se oltre 7 miliardi di persone consumassero come lo statunitense medio, sarebbe una catastrofe.

Già oggi, secondo i calcoli del Global Footprint Network, ci sarebbe bisogno di 1.5 Terre per produrre le risorse rinnovabili necessarie per sostenere l’impronta ecologica dell’umanità. E, in base a una proiezione prudente, si arriverà a 3 pianeti prima della metà di questo secolo. “C’è bisogno non solo di un cambiamento tecnologico, ma anche di una svolta negli stili di vita”, osserva Roberto Brambilla, di Rete civica italiana. “Le aziende non possono più dirsi virtuose se si limitano a ridurre i propri consumi: devono mettere chi compra i loro prodotti in condizione di inquinare meno”.

Un altro popolo in fuga. Una fuga assoluta, disperata, verso una meta qualsiasi. Anche verso la sete, anche verso la morte, tra le montagne aride del nord dell’Iraq.
Abbiamo visto altri esodi biblici e abbiamo dovuto vedere perfino la disperazione di chi non può fuggire. Neppure nel deserto.
Non ci siamo abituati, non possiamo abituarci alla guerra di tutti gli Stati (o califfati che siano) contro tutti i popoli. Possiamo e dobbiamo conservare la memoria di quel che è già avvenuto in Iraq, conosciamo il nome di coloro che hanno voluto questa macelleria e sappiamo perché l’hanno voluta. Così come sappiamo chi aiutare per far qualcosa che ne contrasti l’orrore.
oxfamgb:

We’ve all heard about Israel’s blockade of Gaza, but what does it actually mean? For many people it could mean no income, no chance of seeing family… and no means of escape.  That’s why we’re calling for a permanent lifting of the blockade, so the people of Gaza can travel, trade and live in dignity. REBLOG this if you agree the people of Gaza should be free.

oxfamgb:

We’ve all heard about Israel’s blockade of Gaza, but what does it actually mean? For many people it could mean no income, no chance of seeing family… and no means of escape.

That’s why we’re calling for a permanent lifting of the blockade, so the people of Gaza can travel, trade and live in dignity.

REBLOG this if you agree the people of Gaza should be free.

Come continuare a costruire sui nostri territori anche laddove non si potrebbe in nome della difesa della biodiversità e della natura in tutto il pianeta? La domanda sembra una contraddizione in termini, eppure la risposta è al cuore di una delle ricetta di green economy proposta dalle principali banche ed istituzioni finanziarie del pianeta con il patrocinio delle Nazioni Unite e di vari governi europei. Diamo un valore economico alla natura, o per meglio dire ai “servizi” che generosamente questa ci fornisce oggi gratuitamente, cosicché il prezzo della devastazione ambientale includerà anche questi ultimi e qualcuno pagherà per il danno fatto.

Facciamo pagare la difesa della biodiversità e degli habitat naturali a rischio generando finanziamenti per creare altrove nuove aree protette o riserve che abbiamo un valore naturale equivalente.
L’India tassa il consumo di Coca-Cola per tutelare la salute pubblica  La decisione di creare una nuova imposta del 5 per cento sulla Coca-Cola è contenuta nelll’ultima legge finanziaria. La motivazione che ha portato a questa decisione è semplicissima: questa bevanda fa male alla salute. L’annunciato rincaro ha incontrato il favore dei medici, sempre più preoccupati per l’aumento di casi di diabete e obesità, soprattutto nei bambini.