Per la prima volta, un tribunale di Londra ha stabilito che la Shell è responsabile di tutto quello che accade ai suoi oleodotti: per questo nei prossimi mesi comincerà il processo per le perdite che nel 2008 hanno provocato uno dei più grandi disastri ecologici della storia dell’umanità. Il disastro ha devastato per sempre un’area simile a quella dello scoppio nel golfo del Messico e ha ridotto alla povertà migliaia di pescatori. Che si sono ribellati.
Nella Valle del Sauro, in Basilicata, i cittadini si oppongono al progetto “Tempa Rossa”, maxi giacimento da 50mila barili di greggio al giorno di Total, Shell e Mitsui. Entro il 2016 dovrebbero entrare in attività 8 pozzi, tra Gorgoglione e Corleto Perticara. Ma è un affare anche pugliese, visto il coinvolgimento dell’oleodotto Viggiano-Taranto. A metà luglio il presidente del Consiglio Renzi aveva definito “comitatini” le realtà che si oppongono alla devastazione ambientale delle trivelle.
Mentre arrivava in Senato il disegno di legge sulla Cooperazione allo sviluppo, il presidente del Consiglio Matteo Renzi partiva per il suo viaggio in Africa . Un viaggio emblematico che ci aiuta a capire come leggere il nuovo disegno di legge sulla cooperazione. Ritengo che sia la nuova legge come il viaggio di Renzi possano essere riassunti in una sola parola: business/affari.

Infatti Renzi è partito alla volta dell’Africa con una folta delegazione […] tra i [cui] prestigiosi nomi spiccava l’Eni, la potente compagnia petrolifera ben piazzata nei tre stati visitati da Renzi: Mozambico, Congo Brazzaville e Angola.

Il 19 luglio l’arrivo a Maputo, capitale del Mozambico, non a caso scelta come prima tappa del viaggio di Renzi. Infatti nel 2011 l’Eni ha scoperto nella provincia di Cabo del Gado un giacimento off-shore di due miliardi e mezzo di metri cubi di gas, capaci di soddisfare i bisogni energetici delle famiglie italiane per i prossimi trent’anni. Renzi ha detto che l’Eni investirà 50 miliardi di dollari in Mozambico.

È chiaro che gli investimenti andranno a beneficio delle imprese italiane, poco o nulla andrà a beneficio del popolo mozambicano. È questo l’aiuto allo “sviluppo”?

Nella seconda tappa, il 20 luglio, Renzi arriva a Brazzaville, capitale del Congo, dove l’Eni è ben piazzata per l’estrazione del petrolio. Renzi firma un altro accordo con il governo congolese per un giacimento di petrolio off-shore.

Terza tappa: il 21 luglio Renzi raggiunge Luanda, capitale dell’Angola, tra le nazioni più ricche di risorse dell’Africa. Anche qui l’Eni è presente, fin dal 1961. Renzi apre al governo angolano la scatola di Pandora delle imprese italiane. Il messaggio di Renzi è chiaro: è venuto in Africa per fare affari. E i soldi della Cooperazione italiana servono spesso a sostenere le imprese nostrane con appalti all’estero che spesso hanno ben poca utilità per le popolazioni locali.

Infatti mentre le élites borghesi al potere, con le quali il governo italiano si accorda, diventano sempre più ricche , il popolo diventa sempre più povero.

Trovo molto grave che il viaggio di Renzi sia stato organizzato quasi in funzione dell’Eni che, in Africa, ha sulla coscienza un grave crimine ambientale: il disastro ecologico del Delta del Niger. Nonostante le proteste e le lotte del popolo Ogoni che vive in quella regione, nonostante la costante pressione dei movimenti ambientalisti nostrani, i vari governi italiani (da Berlusconi a Renzi), non hanno mai voluto affrontare l’argomento. Ho lavorato personalmente per l’invio di una Commissione parlamentare nel Delta del Niger, ma il ministero degli affari esteri ha negato il permesso.

Ritengo altresì grave la presenza di Finmeccanica nella delegazione che ha seguito Renzi. In un continente dilaniato da guerre e guerriglie, come può l’Italia presentarsi vendendo altre armi? Come ha potuto il governo italiano inviare la portaerei Cavour per il periplo dell’Africa, esibendo la nostra migliore produzione di armi ai governi africani? Non si può dare con una mano l’aiuto per la lotta contro la fame nel mondo, e con l’altra offrire armi.

Inoltre, non è con questo tipo di “cooperazione” che risolveremo il dramma delle migrazioni. Nonostante Renzi a Maputo abbia detto che «serve ciò che stiamo facendo in Mozambico», è proprio il tipo di “sviluppo” promosso dal presidente del consiglio che forza la gente a fuggire dalle zone rurali per ammucchiarsi nelle baraccopoli o a imbarcarsi sui barconi della “speranza”. È proprio il nostro Sistema economico-finanziario, del quale Renzi è un paladino, che ridurrà l’Africa a essere per tre quarti non abitabile (per il surriscaldamento) e forzerà almeno duecento milioni di africani a fuggire, secondo i dati Onu.

Non è questa la strada della cooperazione, della solidarietà, del futuro per noi e per loro.

Lo scrivo come missionario, inviato dalla mia gente africana a convertire la “tribù bianca”. La missione continua.

Il progetto ha l’ambizione di produrre un libro fotografico che con le foto e il diario di viaggio (a cura di Michela Potito) racconti le scelte di vita di chi ha deciso di trarre dalla terra il proprio sostentamento e lo rivendica politicamente all’interno di Genuino Clandestino (genuinoclandestino.noblogs.org), un movimento di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare.

L’Italia nel 2005 ha stipulato un accordo di cooperazione militare con Israele. A che serve questo accordo: per fare le stragi di civili e occupare la striscia di Gaza?
#Altrocioccolato

#Altrocioccolato

Ci sono il caporalato, lo sfruttamento di circa quattordicimila braccianti italiani e stranieri, la mancanza di tutele sanitarie, dietro la produzione dell’insalata in busta, quella pronta per l’uso, venduta sui banconi dei supermercati, che viene dalla “California d’Italia”, cioè dai tremila ettari di serre per le insalate nella Piana del Sele. Si tratta di una zona in cui l’agricoltura è florida con oltre quattromila imprese agricole impegnate anche nelle colture del vino, delle fragole e nel settore caseario, con un aumento del 15% dell’export dell’agroalimentare della Provincia di Salerno nell’ultimo anno e la trasformazione di quattrocento ettari di terra in nuove serre produttive. Ma un nuovo rapporto della Onlus Medici per i diritti umani (Medu) conferma che gran parte del made in Italy agroalimentare si basa sull’illegalità, i sottosalari, le vessazioni dei lavoratori e le truffe nei confronti dell’Inps.
Vacanze brevi ma intense. In Italia.

Guida alle microvacanze è il compendio di Altraeconomia che propone itinerari speciali per un turismo responsabile.

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